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All ideas streamlined into a single flow of creativity. Smiltė.

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L’Ozio Aureo

La fine dell’età impiegatizia. 

Stiamo rapidamente avviandoci verso una civiltà del non fare, dell’essere, dove il vero, il bello, il bene e la ricerca della felicità sono i pilastri di una società economicamente evoluta.

“Un giorno una società sognante non lavorerà più. Un’umanità che ama sarà abbastanza ricca per sognare e sarà infinitamente ricca perché sogna.” (Elio D’Anna)

Quello che era privilegio di una classe aristocratica, raffinatamente educata per generazioni all’ozio aureo, diventerà una condizione normale di esistenza per milioni di uomini che dovranno prepararsi a colmare una voragine di tempo libero amando la cultura, l’arte, la musica, e, in generale, sostituendo l’avventura della creatività al movimento fisico.

Questa nuova Era porta con sé una visione totalmente rivoluzionaria del lavoro. Dopo millenni, la condanna biblica sembra essere stata espiata e i cancelli di questa prigione planetaria, ancestrale, che è stato il lavoro-fatica, si stanno aprendo per restituirci alla libertà; ma l’uomo così com’è oggi, è impreparato a questo salto nell’abisso del tempo libero, nella società dell’ozio creativo.

Si tratta di un evento senza precedenti. Per la prima volta l’uomo va incontro ad una rivoluzione che non è di massa, esterna a sé stesso, come lo sono state le grandi rivoluzioni dell’età moderna: quella scientifica nel Rinascimento, quella industriale dell’ottocento, e quella microelettronica, negli ultimi decenni.

Ma una rivoluzione individuale, interna, un quantum jump nella sua psicologia, uno shock del pensiero. La vecchia umanità, dotata di un armamentario psicologico ormai obsoleto, fondato su una logica conflittuale e una visione predatoria del mondo, sta per essere sostituita da una nuova umanità psicologicamente più matura.

Nasce l’uomo verticale, libero dai mali oscuri della nostra civiltà: la disposizione a dipendere ed il pensiero conflittuale.

Questo passaggio da un’età della dipendenza, durata migliaia di anni, a quella dell’indipendenza, appena iniziata, fa paura all’uomo perché è senza ritorno, è un viaggio “one-way” verso un futuro ignoto e misteriosamente palpitante, verso la perdita definitiva della sua eredità zoologica e l’abolizione di ogni forma di schiavitù”.

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